Il concetto di chirurgia mini invasiva nel trattamento della malattia varicosa non è oggi argomento di discussione: è oramai assodato che i vantaggi prodotti da una gestione quanto più possibile “su misura del paziente” e a bassissimo impatto sull’organismo di questa malattia siano enormi, comparati alla vecchia concezione chirurgica, legata ad interventi standard e dalle complicazione maggiori.

Dal 2006 mi occupo in via esclusiva di trattamento mini invasivo della malattia varicosa. La tecnologia ha nel tempo offerto ed offre oggi strumenti collaudati ed efficaci nella gestione del problema varici.

Diverse sono le alternative proposte al problema della malattia della vena safena: nel tempo si sono succedute tecniche che utilizzano energia (ELVES) e più recentemente tecniche che associano farmaci o sostanze che, iniettate nella vena, ne producono la chiusura.

Concettualmente, si tratta di due diverse soluzioni per lo stesso problema: che sia l’energia o un farmaco a produrre la chiusura, il risultato percepito dal paziente è il medesimo.
La comparsa di questi nuovi prodotti sul mercato appariva in un primo momento giustificata dal problema dolore: tali prodotti, iniettati in vena, sono pressoché indolori.
Inoltre, queste tecniche non richiedono anestesie maggiori, né l’utilizzo di calze elastiche dopo l’intervento.

Gli studi scientifici prodotti per confrontare i risultati hanno però messo in evidenza dati differenti.
Innanzitutto, la percentuale di successo delle due tecniche appare sovrapponibile nella migliore delle ipotesi, mentre in molti studi si contesta l’efficacia delle tecniche chimiche in termini di successo (cioè di chiusura della vena).
Sotto il profilo del dolore provato dal paziente, inoltre, non vi sono differenze.
L’uso di calze elastiche nel post operatorio, poi, dipende non già dalla tecnica (ELVES radial o chimica), ma dal contemporaneo trattamento delle piccole o grandi varici che spesso si associano alla malattia della safena.
Infine, è oramai provato che per portare a termine un intervento con tecnica ELVES non sia necessaria alcun tipo di anestesia al di fuori di quella locale, che ha un ottimo feedback da parte del paziente che non riferisce fastidi o dolori di particolare importanza durante la procedura.

Un punto a sfavore delle tecniche chimiche è la loro durata, spesso maggiore rispetto alla tecnica ELVES, che va associata agli scarsi studi scientifici sulla loro efficacia a lungo termine, assodata invece ad altissimi standard per le tecniche laser.

Personalmente ritengo quindi che la tecnica ELVES Radial offra i migliori standard di adattabilità alle sempre diverse presentazioni di una malattia complessa, frequente e con alto tasso di recidiva come la malattia varicosa.

Tale convinzione deriva da uno stretto follow up e confronto con i miei pazienti, ai quali richiedo la segnalazione di tutte le complicanze e i dubbi che possono comparire prima e dopo le procedure.
La percentuale di successo della tecnica ELVES correttamente eseguita è del 100%, ed il risultato cosmetico e la pronta ripresa delle normali attività quotidiane che garantisce rendono a mio giudizio questa tecnica la prima scelta nel trattamento della malattia venosa cronica.

Non dobbiamo offrire novità, ma soluzioni capaci di risolvere un problema comune e fastidioso, riducendo al minimo gli effetti collaterali e le complicanze da parte del paziente; la tecnica ELVES è al momento il migliore approccio che coniuga tutte queste caratteristiche, soddisfano in pieno le aspettative del paziente.