La malattia varicosa è una patologia  fondamentalmente benigna e solitamente caratterizzata da una lenta progressione; può inoltre essere piú o meno gravata da sintomi (gambe gonfie, pesantezza, crampi, prurito) e piú o meno esteticamente “fastidiosa” (capillari, varicosità). Per questi motivi spesso il paziente non avverte il bisogno di curarle e tende a rinviare ogni decisione in merito, ma bisogna considerare diversi aspetti: innanzitutto la progressione, seppur lenta, è però inesorabile per cui nel tempo le varici aumentano di numero e di dimensioni. E’ inoltre possibile la comparsa di complicanze quali varicoflebiti, edemi ed alterazioni cutanee persistenti fino a vere e proprie ulcere, diventando a questo punto situazioni più difficili da trattare in modo risolutivo e peggiorando nettamente la qualità della vita. In etá più avanzata, spesso sopravvengono altre patologie (cardiologiche, metaboliche) con incremento del rischio operatorio altrimenti solitamente molto basso.

Alla luce di tutto questo, una volta fatta la diagnosi di patologia varicosa, è raccomandabile quindi intervenire precocemente sulle varici per garantire un intervento meno invasivo, proteggere da eventuali complicanze e permettere di avere sempre delle gambe sane sia funzionalmente che esteticamente.

 

Oggigiorno abbiamo la possibilità di scegliere in che modo farci operare.

Da un lato abbiamo le tecniche chirurgiche tradizionali, in particolare lo stripping safenico (asportazione di tutta o di parte della vena safena), la CHIVA (cura emodinamica con conservazione della safena ed asportazione delle varici) e le flebectomie sec.Muller.

Sicuramente tutti questi interventi sono tecniche «storicamente» consolidate eseguite da molti anni nei reparti di chirurgia vascolare (e non solo). Essendo però degli interventi chirurgici veri e propri, sono gravati da un maggior numero di complicanze; in particolare è stato segnalato un rischio di TVP (trombosi venosa profonda) agli arti inferiori di oltre il 5%. Inoltre, sono relativamente frequenti lesioni delle strutture nervose che decorrono vicino alle vene che vengono asportate, in particolare quando si opera la vena piccola safena, in cui sembra che lo stripping causi nel 27% dei casi delle lesioni, più o meno transitorie, ai nervi. Sono inoltre frequenti ematomi e talvolta  infezioni, in particolare a carico della ferita chirurgica inguinale soprattutto nelle persone in sovrappeso. L’intervento di stripping viene inoltre eseguito nella maggior parte dei casi in anestesia spinale. La ripresa alle normali attività è sicuramente più lenta e necessita un periodo di convalescenza più o meno lungo. Non da ultimo, anche il dolore post-operatorio può talvolta essere fastidioso tale da richiedere terapia antidolorifica per diverso tempo.

 

Dall’altro lato abbiamo la possibilità di scegliere delle tecniche mini-invasive endovascolari - ed in particolare il Laser endovenoso - ormai riconosciute come uniche valide alternative alla chirurgia tradizionale a livello internazionale dalla Comunità Scientifica. Questo tipo di intervento non richiede ospedalizzazione e viene considerato “ambulatoriale” ed eseguito in sale operatorie appositamente dedicate  o addirittura in ambulatori chirurgici.

Con questo tipo di tecnica è ormai possibile intervenire sia sulle varici della vena grande safena che della piccola safena, con la possibilità di trattare anche le varici di grosso calibro.

I tempi di esecuzione totali sono inferiori rispetto alle tecniche tradizionali con una media di circa 20 minuti di esecuzione.

Viene utilizzata l’anestesia locale per tumescenza con ridotti volumi di anestetico impiegato, con eventualmente una leggera sedazione per i pazienti più ansiosi.

Le incisioni chirurgiche sono millimetriche e nella maggior parte dei casi non sono necessari punti di sutura: il risultato è quindi l’assenza di cicatrici postoperatorie importanti con bassi rischi di pigmentazioni o discromie.

Inoltre la permanenza in ospedale è davvero breve, dalle 3 alle 6 ore, e la dimissione è immediata.

Diversi studi hanno messo in evidenza come ci sia una netta riduzione del dolore intra e post-operatorio rispetto agli interventi chirurgici tradizionali.

Il recupero post-intervento è rapidissimo: si cammina praticamente da subito, senza l’ausilio di stampelle o altri presidi, e la gestione post-operatoria è molto facile in quanto è sufficiente indossare una calza monocollant solo alla gamba operata nelle ore diurne per 4 settimane circa.

Tutto questo consente un recupero molto veloce con meno disagi per un ritorno rapido alle normali attività quotidiane.

Alla luce di tutte queste considerazioni, la tendenza da parte nostra è quindi sempre più quella di proporre – comunque dopo un’accurata valutazione preoperatoria con ecocolorDoppler- ed impiegare il Laser endovenoso per il trattamento delle varici degli arti inferiori, ottenendo dai nostri pazienti un alto livello di  gradimento, anche dal punto di vista estetico oltre che in termini di risultati.