Quale differenza esiste tra la terapia endovenosa con il laser e lo stripping chirurgico?

michele iuliani
Risposta del Dott. Michele Iuliani

Come per la chirurgia, lo scopo della tecnica con il laser è quello di migliorare la circolazione venosa delle gambe trattando le vene ammalate, in modo da eliminare il ristagno di sangue nelle varici.

Per ottenere questo, con la chirurgia, è necessario praticare una incisione all’inguine, sezionare la vena ammalata e introdurre uno strumento per rimuovere la vena stessa dalla sua sede (“stripping”).

Con il Laser non è necessario fare alcuna incisione all’inguine, la safena non viene tolta, ma semplicemente “incollata” da un sottile catetere introdotto all’interno della vena stessa. L’eliminazione dell’incisione inguinale e la mancata asportazione della safena riduce di molto il trauma operatorio, rende più rapido il recupero post-operatorio e minimizza il dolore post-intervento.

Sentirò dolore con il laser? Quale sarà la mia anestesia?

michele iuliani
Risposta del Dott. Michele Iuliani

La procedura laser viene eseguita in anestesia locale, la stessa utilizzata, ad esempio, dal suo dentista. Viene “addormentata” solo la parte interna della coscia, dove decorre la vena da trattare, praticando delle iniezioni di anestetici locali. Gli unici disturbi che avvertirà saranno legati alle piccole punture praticate per eseguire l’anestesia locale.

Se il paziente è particolarmente ansioso o spaventato è possibile associare all’anestesia locale la somministrazione di blandi sedativi per farlo dormire durante l’intervento. Questo tipo di anestesia, molto leggera, non provoca normalmente disturbi post operatori come nausea e vomito, e permette inoltre al paziente di riprendere le normali attività fisiche molto rapidamente.

Quali sono i rischi e le complicanze legate a questa tecnica?

michele iuliani
Risposta del Dott. Michele Iuliani

La tecnica laser è una tecnica mininvasiva: riduce cioè il trauma ed il conseguente dolore degli interventi chirurgici tradizionali. Infatti, non avendo bisogno di asportare le safene ammalate, riduce in maniera significativa la formazione di ematomi e il dolore post-operatorio. Inoltre, dato che non prevede un’incisione all’inguine, non espone il paziente ai rischi di infezioni della ferita. Dopo i trattamenti con il laser, possono residuare dei lividi e/o dei lievi disturbi della sensibilità sulla cute lungo le vene trattate.

Normalmente sono disturbi passeggeri, legati al fatto che vicino alla vena ammalata corrono dei nervi sensitivi e che si risolvono spontaneamente dopo qualche mese.

Si può comunque concludere, in base all’esperienza ricavata su migliaia di casi eseguiti in tutto il mondo, che questa nuova tecnica, in mani esperte, è meglio tollerata ed è sicuramente meno dolorosa della chirurgia tradizionale e non presenta complicanze maggiori rispetto ad essa.

In rari casi, quando la vena da trattare è molto tortuosa, presenta delle dilatazioni, o è piuttosto piccola, può essere necessario praticare delle piccole incisioni di 1 – 2 cm di lunghezza per introdurre il catetere nella vena.

Inoltre può succedere che non si riesca a introdurre il catetere laser nella vena ammalata, soprattutto se questa è particolarmente tortuosa o presenta delle anomalie. In questi rari casi si procederà con il normale intervento di stripping, con una incisione all’inguine.

I risultati del laser sono duraturi?

michele iuliani
Risposta del Dott. Michele Iuliani

I risultati a medio termine (5 anni) della terapia con il laser sono sovrapponibili a quelli degli interventi tradizionali. E’ evidente che la terapia laser, come tutte le altre tecniche, cura le vene ammalate, rallentando così l’evoluzione della malattia venosa, ma non elimina la possibilità che si formino, nel corso degli anni, delle ulteriori varici. E’ importante perciò, dopo qualsiasi tipo di trattamento sottoporsi a controlli periodici (annuali).

Come posso curare le vene varicose?

Risposta del Dott. Gabriele Bertoni

Tra i metodi usati per eliminare il reflusso nei tronchi venosi principali, i più efficaci sono i trattamenti termoablativi (laser e radiofrequenza), che vengono eseguiti in anestesia locale ed in regime ambulatoriale. Il vaso viene chiuso quando il calore generato dallo strumento inserito all’interno della vena da trattare ne altera la parete, trasformandola in un cordoncino fibrotico. Di questi trattamenti, quello che garantisce i risultati migliori più a lungo termine è il trattamento mediante laser (ELVeS).

La terapia chirurgica “classica”, che prevede una incisione all’inguine e lo stripping della safena, è considerato obsoleto (oltre che gravato da più alti rischi operatori e maggiori recidive a breve e medio termine), e non dovrebbe più essere proposto come trattamento di prima scelta, secondo le Linee Guida Italiane ed Internazionali.

Altri trattamenti che possono essere proposti in concomitanza del trattamento della safena includono:

  • l’avulsione delle vene più superficiali (“flebectomie”), in cui le vene varicose vengono sfilate tramite micro-incisioni;
  • la scleroterapia, generalmente riservata alle vene reticolari con calibro massimo di 3 millimetri.

Posso scegliere indifferentemente il tipo di intervento?

Risposta del Dott. Gabriele Bertoni

Esistono ad oggi diversi metodi per eliminare il reflusso safenico. Il più diffuso, e quello che offre i migliori risultati a medio e lungo termine, eliminando quasi totalmente i rischi “operatori”, è la termo ablazione mediante laser con fibra a emissione radiale (ELVeS). Questa fibra permette al fascio laser di essere diretto esclusivamente contro la parete del vaso, evitando quei rischi che si correvano con le fibre di prima generazione dove il fascio laser veniva emesso frontalmente.

Ovviamente, la scelta finale sul tipo di trattamento a cui sottoporsi è del paziente.

Come regola generale, consiglierei a tutti di affidarsi allo Specialista, che saprà indicare al paziente il trattamento più idoneo per il tipo di problema.

Come viene eseguito nella pratica il trattamento con il laser?

Risposta del Dott. Gabriele Bertoni

In anestesia locale e sotto guida ecografica, la fibra laser viene fatta avanzare dentro la vena, sino al livello che interessa trattare (l’inguine o il cavo popliteo).

Sempre sotto stretto controllo ecografico viene iniettata una soluzione di anestetico locale intorno alla vena da trattare, in modo da creare un cuscinetto di liquido che circondi la vena. Questo permette di evitare che il calore si propaghi ai tessuti circostanti o alla pelle.

A questo punto, dopo aver nuovamente controllato l’esatto posizionamento della fibra laser, lo strumento viene azionato e comincia il trattamento vero e proprio in cui le pareti della vena vengono riscaldate sino a provocarne la completa degradazione e quindi la chiusura della vena. Solitamente i pazienti non avvertono alcunché. Qualora venisse avvertita una sensazione di calore, il laser viene temporaneamente interrotto e viene iniettata una maggiore quantità di liquido anestetico.

Al termine del trattamento laser viene rimosso l’introduttore e si esercita una leggera compressione.