Chirurgia miniinvasiva delle varici e riduzione delle complicanze postoperatorie
Prof. Giorgio Spreafico
Centro Multisciplinare Day Surgery
Azienda Ospedaliera-Università – Padova
Gli interventi per il trattamento delle varici degli arti inferiori sono considerati, in mani esperte, operazioni a basso rischio di sviluppare complicanze gravi e, per questo, sono usualmente eseguiti senza ricovero ospedaliero notturno, in regime di day surgery o addirittura ambulatoriale.
Si definiscono complicanze gravi quelle che mettono a rischio la vita del paziente, obbligano all'ospedalizzazione e all'esecuzione di terapie ed esami specifici e possono causare una disabilità importante residua.
Queste situazioni sono, nel caso del trattamento delle varici, rare o molto rare, anche sulla scorta dei dati della letteratura medica e, a conferma di questo, quando si verificano, finiscono spesso sui giornali sotto l'etichetta malasanità e, talora, anche nei tribunali.
In realtà, essendo queste complicanze così rare, non è possibile spesso mettere in atto nessun accorgimento sicuramente efficace per prevenirle e perciò fanno parte di quello che è il rischio generico connesso a ogni tipo di trattamento.
Ai miei pazienti, quando mi chiedono di questi rischi rari o molto rari, per spiegare il concetto di rischio generico, dico che nessuno di loro probabilmente pensa di poter morire per aver preso una pastiglia di aspirina, terapia che sembrerebbe assolutamente innocua e sicura.
Eppure ogni anno l'Organizzazione Mondiale della Sanità segnala in tutto il mondo centinaia di morti per assunzione di aspirina, confermando il dato che non esiste nessuna terapia assolutamente innocua.
Piuttosto che delle complicanze gravi e rare, vorrei dire qualcosa di quelle più frequenti, assolutamente non gravi, ma fastidiose e che preoccupano molto i pazienti.
Si tratta in particolare del dolore postoperatorio e dei lividi sulla gamba.
Queste non sono vere e proprie complicanze, ma piuttosto effetti collaterali del trattamento prevedibili (e quindi il paziente ne può essere preavvertito nel consenso informato), che si risolvono da soli o con terapie semplici e che non lasciano reliquati.
Per esempio, quando viene sfilata la safena nell'intervento di stripping, si crea sempre un danno dei tessuti che causa frequentemente dolore e piccole emorragie, che si manifestano con i lividi.
Tuttavia, con l'uso di calze o bende elastiche e di analgesici da banco (quelli che ognuno di noi ha in casa per il mal di testa o di schiena), queste “complicanze” sono facilmente controllate e, a un mese dall'intervento, nella gran parte dei pazienti, non ve n'è più traccia.
Resta comunque per il paziente il fastidio, la paura di avere una complicanza grave e la riduzione della sua autonomia personale e lavorativa, per un paio di settimane.
Su questo punto vi è la buona notizia che la medicina ha fatto un bel passo avanti.
Da quasi un decennio sono state messe a punto delle tecniche delle varici, chiamate miniivasive e termo ablative (che utilizzano cioè il calore per ottenere il risultato) in cui non è più necessario sfilare la safena, né legarla all'inguine o dietro il ginocchio, in quanto la safena stessa viene cicatrizzata (o seccata o fatta morire, come dicono i pazienti) con il calore lasciandola in sede .
Con questa tecnica le complicanze connesse allo stripping e alle ferite chirurgiche sono eliminate e il dolore postoperatorio, la disabilità e i lividi sono molto ridotti, a tal punto che circa un 40% dei pazienti non hanno nessun dolore, nessun livido e possono riprendere da subito le loro attività personali o lavorative, senza bisogno di nessuna convalescenza.
Nella mia esperienza risultati così positivi sono diventati più frequenti, costanti e riproducibili da quando utilizzo per gli interventi di laser endovenoso un laser con una lunghezza d'onda maggiore (1470 nm) e una fibra ottica a emissione radiale, materiali che la stessa ditta produttrice giustamente ha chiamato "painless", cioè necessari per un intervento senza dolore.





