|

Laser e vene. Alla prova dei fatti

Giovanni B. Agus
Ordinario di Chirurgia Vascolare dell'Università di Milano

EVLA è l’acronimo internazionale per EndoVenous Laser Ablation. Questo tipo di ablazione termica mediante l’impiego di Laser nel trattamento di una delle malattie più diffuse nel mondo occidentale – l’insufficienza venosa cronica, con il suo caratteristico segno delle varici –, ha visto nel 2010 molteplici conferme.

Innanzi tutto, si sono toccati i dieci anni dall’inizio di una sua diffusa pratica clinica. Risalgono infatti al 1999-2000 le prime esperienze cliniche, presentate a Roma nel 2001 al Congresso Mondiale dell’ Union Internationale de Phlébologie. Al medesimo periodo risalgono le approvazioni dell’ EVLA da parte della FDA negli USA.

Un cenno per ricordare in cosa consista la tecnica. Mentre la tecnica tradizionale dello stripping, ora antica di cento anni, può essere considerata ancora modalità in uso per l’ablazione chirurgica delle vene safene, a prezzo però di un elevato tasso di effetti collaterali (parestesie, ematomi,…), di recidive varicose a breve e lungo termine, di costi ospedalieri non indifferenti, l’EVLA si è sin dall’inizio presentata come altrettanto efficace quanto lo stripping, affrontando e risolvendo questa serie di problemi e andando incontro al gradimento dei pazienti, negli idonei quadri clinico-emodinamici.

In pratica, l’introduzione per via mini-invasiva di un sistema di cateteri che portano la fibra Laser tramite controllo ecodoppler dal punto di inserzione transcutaneo sino al livello del punto di incontinenza valvolare venosa , permette la completa ablazione del reflusso safenico o di altre vene trattate. La retrazione della fibra erogante l’energia termica necessaria (joule/cm) avviene oggi mediante un preciso calcolo della formula che tiene in conto energia = potenza (Watt) x  tempo (s) x numero di impulsi definite LEED  (Linear Endovenous Energy Density).

I risultati di obliterazione della tecnica si attestano su percentuali superiori al 93-95%, via via migliorati dall’esperienza (trials clinici con follow-up superiori ai tre anni ed ora fino a dieci anni; oltre che da meta-analisi internazionali).

L’uso ormai diffuso di maggiori lunghezze d’onda, con i diodi a 1470 nm, attive direttamente sul target acqua della parete venosa, anziché dell’emoglobina del sangue; nonché delle nuove fibre ad erogazione radiale dell’energia, così irradiata non in punta, ma direttamente sulla parete venosa, completano il quadro di novità tecnologiche della metodica.

Ultimo, ma non ultimo, nell’anno 2010, che rappresenta il cinquantenario della nascita del LASER (Light Amplificated by Stimulated Emission of Radiation), conferme della nuova rilevanza terapeutica dell’EVLA nel trattamento dell’ insufficienza venosa cronica, sono venute dal Congresso Mondiale dell’ International Union of Angiolgy, tenutosi a Buenos Aires nell’aprile scorso, con la nostra fattiva collaborazione scientifica, casistica e organizzativa.

In Europa, ed in Italia, l’ EVLA cresce, ma in America, USA e Sud-America, è l’intervento standard, essendosi quasi del tutto abbandonato lo stripping.


Trova lo specialista più vicino a te.